Devitalizzazione Denti, Trattamento Endodontico Indolore
Indice

HAI MAL DI DENTI?
Introduzione
La devitalizzazione del dente, tecnicamente definita trattamento endodontico o cura canalare, rappresenta la soluzione terapeutica più efficace per salvare un dente gravemente compromesso da carie profonda, trauma o infezione, evitandone l’estrazione. Presso lo Studio Resta di Gioia del Colle, in provincia di Bari, eseguiamo devitalizzazioni moderne e indolori, nella maggior parte dei casi in un’unica seduta, utilizzando tecnologie avanzate e protocolli clinici aggiornati secondo le più recenti evidenze scientifiche internazionali.
Molti pazienti associano la devitalizzazione a esperienze dolorose e traumatiche, ma questa percezione appartiene ormai al passato o a studi inadeguati. Grazie ai progressi delle tecniche anestesiologiche, agli anestetici di nuova generazione e all’utilizzo di strumentazione moderna come localizzatori elettronici apicali e strumenti rotanti in nichel-titanio, oggi il trattamento endodontico è completamente indolore e caratterizzato da elevati tassi di successo a lungo termine superiori al 90% quando eseguito correttamente.
L’obiettivo della devitalizzazione è eliminare il dolore acuto causato dall’infiammazione o dall’infezione della polpa dentale, rimuovere il tessuto pulpare compromesso, disinfettare accuratamente l’intero sistema dei canali radicolari e sigillarli ermeticamente per impedire future reinfezioni batteriche, preservando la struttura dentale naturale e la sua funzionalità masticatoria per decenni.
Cos’è la devitalizzazione del dente
La devitalizzazione consiste nella rimozione completa della polpa dentale, quel complesso sistema di tessuti molli contenuto nella camera pulpare coronale e nei canali radicolari, composto da nervi sensitivi, vasi sanguigni, tessuto connettivo e cellule specializzate chiamate odontoblasti che mantengono vitale il dente.
Ogni dente possiede al suo interno una cavità centrale, la camera pulpare, che si estende dalla corona verso le radici attraverso sottili condotti chiamati canali radicolari. Il numero di canali varia a seconda del tipo di dente: gli incisivi e i canini presentano solitamente un solo canale, i premolari possono averne uno o due, mentre i molari ne hanno mediamente tre ma con numerose varianti anatomiche che possono complicare il trattamento.
Quando la polpa si ammala a causa di batteri provenienti da carie profonde, traumi meccanici, fratture dentali o perdita di integrità delle otturazioni preesistenti, si innesca un processo infiammatorio che evolve frequentemente in necrosi pulpare e infezione del sistema canalare. In queste condizioni, il dolore può diventare insopportabile e l’unica alternativa terapeutica conservativa è rappresentata proprio dalla devitalizzazione.
Durante il trattamento endodontico, l’odontoiatra accede alla camera pulpare, rimuove completamente il tessuto pulpare infiammato o necrotico, deterge e disinfetta accuratamente le pareti interne dei canali mediante strumenti specifici e soluzioni irriganti antimicrobiche, modella i canali conferendo loro una forma conica regolare, e infine li ottura tridimensionalmente con materiali biocompatibili, tipicamente la guttaperca, una resina naturale termoplastica associata a cementi sigillanti che impediscono la penetrazione batterica.
Contrariamente a quanto il termine “devitalizzazione” possa suggerire, il dente trattato endodonticamente non è completamente morto: rimane ancorato all’osso attraverso il legamento parodontale, continua a ricevere nutrimento dai vasi sanguigni del tessuto circostante e mantiene la sua propriocezione, cioè la capacità di percepire pressioni e contatti, anche se ovviamente perde la sensibilità termica e dolorifica proveniente dai nervi pulpari rimossi.
Quando è necessaria la cura canalare?
La devitalizzazione diventa necessaria quando la polpa dentale subisce danni irreversibili che rendono impossibile la guarigione spontanea o conservativa del tessuto. Le situazioni cliniche che richiedono il trattamento endodontico sono molteplici e ben definite.
La carie dentaria profonda rappresenta di gran lunga la causa più frequente di pulpite e conseguente necessità di devitalizzazione. Quando una lesione cariosa non viene intercettata e trattata tempestivamente nelle fasi iniziali, i batteri cariogeni penetrano progressivamente attraverso lo smalto e la dentina raggiungendo infine la camera pulpare. L’invasione batterica scatena una risposta infiammatoria acuta della polpa che, confinata in uno spazio rigido inestensibile circondato da pareti dure, provoca compressione dei vasi sanguigni, ischemia tissutale e dolore intenso pulsante che può diventare insopportabile.
I traumi dentali di varia natura costituiscono un’altra importante indicazione alla devitalizzazione. Un colpo diretto al dente, una caduta, incidenti sportivi o stradali possono causare fratture della corona che espongono la polpa, oppure possono interrompere i vasi sanguigni che entrano nel dente attraverso i forami apicali senza che vi sia un danno strutturale visibile. In quest’ultimo caso il dente può apparire integro esteriormente ma la polpa va incontro a necrosi per mancanza di apporto ematico, richiedendo trattamento endodontico anche a distanza di tempo dall’evento traumatico.
Le fratture dentali verticali o orizzontali che coinvolgono la polpa, le scheggiature profonde, le crepe dello smalto che si propagano fino alla camera pulpare rappresentano tutte condizioni che espongono la polpa all’ambiente orale contaminato, rendendo inevitabile l’infezione e la necrosi se non si interviene tempestivamente.
Anche i processi infettivi periapicali cronici come granulomi e cisti, sviluppatisi a causa di una necrosi pulpare asintomatica passata inosservata, richiedono devitalizzazione per bonificare il sistema canalare e permettere la guarigione della lesione ossea periapicale.
In alcuni casi la devitalizzazione viene eseguita per motivi protesici, quando è necessario preparare un dente come pilastro per ponti o quando la forma originaria del dente deve essere drasticamente modificata per esigenze estetiche o funzionali, con conseguente esposizione della polpa durante le manovre preparatorie.
I denti che hanno subito procedure odontoiatriche ripetute nel corso degli anni, con otturazioni successive sempre più profonde, possono presentare polpe cronicamente irritate e infiammate che non riescono più a guarire, manifestando sintomatologia dolorosa persistente che richiede la devitalizzazione definitiva.
Infine, la malattia parodontale avanzata che coinvolge profondamente i tessuti di supporto può, in casi severi, compromettere la vascolarizzazione apicale del dente causando sofferenza pulpare che necessita di trattamento endodontico.
Pulpite: sintomi e tipologie
La pulpite è il termine medico che indica l’infiammazione della polpa dentale e rappresenta la condizione clinica più frequente che precede la devitalizzazione. Comprenderne le caratteristiche è fondamentale per riconoscere tempestivamente i segnali d’allarme e intervenire prima che la situazione degeneri.
Dal punto di vista clinico si distinguono due forme principali di pulpite con prognosi e trattamento differenti: la pulpite reversibile e la pulpite irreversibile.
La pulpite reversibile è uno stadio infiammatorio iniziale in cui la polpa, pur essendo irritata e infiammata, mantiene potenzialmente la capacità di guarire se viene rimossa la causa dell’irritazione. Si manifesta tipicamente con sensibilità aumentata agli stimoli termici (freddo o caldo), dolore transitorio provocato da stimoli dolci o acidi, fastidio durante la masticazione su quel dente, tutti sintomi che scompaiono rapidamente una volta cessato lo stimolo. In questa fase, se la carie causativa viene rimossa e il dente otturato tempestivamente, la polpa può recuperare la normalità senza necessità di devitalizzazione.
La pulpite irreversibile rappresenta invece uno stadio avanzato di infiammazione in cui il danno pulpare è ormai troppo esteso e la guarigione spontanea impossibile. Il sintomo caratteristico è il dolore spontaneo intenso, tipicamente descritto dai pazienti come “pulsante“, “martellante” o “lancinante“, che insorge anche senza stimoli apparenti, si acutizza di notte (posizione supina favorisce l’afflusso di sangue alla testa aumentando la pressione nella camera pulpare), non risponde completamente agli analgesici comuni e può irradiarsi a tutta l’emiarcata o al viso, rendendo difficile al paziente localizzare con precisione il dente responsabile.
Il dolore della pulpite irreversibile può aumentare con lo stimolo del caldo (sintomo particolarmente significativo) mentre a volte trova temporaneo sollievo dal freddo, caratteristica che aiuta nella diagnosi differenziale. La sensibilità alla percussione del dente, il dolore alla masticazione e la sensazione che il dente sia “allungato” rispetto agli altri sono segni che l’infiammazione si sta estendendo ai tessuti periapicali circostanti.
Se la pulpite irreversibile non viene trattata con la devitalizzazione, evolve inevitabilmente verso la necrosi pulpare, cioè la morte del tessuto pulpare. Paradossalmente, quando la polpa diventa completamente necrotica il dolore acuto può cessare temporaneamente, dando al paziente l’illusione che il problema si sia risolto spontaneamente. In realtà i batteri continuano a proliferare all’interno dei canali radicolari e a diffondersi attraverso i forami apicali nei tessuti periapicali, causando la formazione di ascessi, granulomi o cisti.
L’ascesso dentale acuto si manifesta con dolore intenso alla pressione, gonfiore gengivale localizzato o del viso, eventuale tumefazione visibile esterna, impossibilità di masticare su quel dente, sensazione di dente “alto”, febbre e malessere generale nei casi più severi. Si tratta di un’urgenza odontoiatrica che richiede intervento tempestivo con drenaggio dell’ascesso, terapia antibiotica e devitalizzazione del dente causativo.
Come funziona il trattamento endodontico (devitalizzazione)
Il trattamento endodontico (devitalizzazione) moderno si basa su principi biologici e tecnici ben consolidati, supportati da decenni di ricerca scientifica e innovazione tecnologica.
Il principio fondamentale dell’endodonzia è quello di eliminare completamente tutti i batteri, i loro prodotti metabolici e i residui di tessuto organico presenti all’interno del sistema canalare, per poi sigillare ermeticamente questo spazio tridimensionale impedendo la reinfezione. Solo attraverso una completa disinfezione e un’otturazione canalare tridimensionale ermetica si può ottenere la guarigione delle lesioni periapicali e il successo a lungo termine del trattamento.
La devitalizzazione viene sempre eseguita in anestesia locale profonda che rende la procedura completamente indolore. Gli anestetici moderni (articaina, mepivacaina) hanno potenza elevata, rapido inizio d’azione e durata adeguata a completare anche trattamenti complessi. Ovviamente è necessaria associare gli anestetici ad un’adeguata tecnica anestesiologica. Per i pazienti particolarmente sensibili o ansiosi e agofobici è possibile applicare preventivamente gel o spray anestetici topici che eliminano anche la sensazione della puntura dell’ago.
Ottenuta l’anestesia, il dente viene isolato dal resto del cavo orale mediante la diga di gomma, presidio assolutamente fondamentale per il successo del trattamento e per la sicurezza del paziente, di cui parleremo approfonditamente più avanti.
L’accesso alla camera pulpare avviene attraverso un foro preparato sulla superficie masticante (nei denti posteriori) o sulla superficie interna (nei denti anteriori) utilizzando frese apposite. Una volta raggiunta la camera pulpare, si procede alla sua completa scoperchiatura per visualizzare gli orifizi dei canali radicolari.
La fase successiva consiste nella strumentazione dei canali: utilizzando strumenti manuali o rotanti in lega di nichel-titanio azionati da micromotori endodontici, si rimuove tutto il tessuto pulpare dalle pareti canalari, si allarga progressivamente il canale conferendogli una forma conica regolare e si levigano le pareti eliminando la dentina contaminata dai batteri.
Contemporaneamente alla strumentazione meccanica, vengono effettuati ripetuti lavaggi abbondanti con soluzioni irriganti, principalmente ipoclorito di sodio a varie concentrazioni (1,5-5,25%), che esercita un potente effetto antimicrobico dissolvendo i residui organici e pulpari.
La determinazione precisa della lunghezza di lavoro, cioè della profondità fino a cui strumentare e otturare il canale, è fondamentale per il successo. Utilizziamo dei localizzatori apicali che, misurando la resistenza elettrica tra un elettrodo inserito nel canale e uno posizionato sulla mucosa orale, determinano con estrema precisione la posizione dell’apice anatomico, riducendo significativamente la necessità di radiografie intraoperatorie.
Una volta completata la sagomatura e la disinfezione, si procede all’asciugatura dei canali mediante coni di carta assorbente sterili di diametro progressivamente crescente, verificando che il canale sia completamente asciutto prima di procedere all’otturazione.
L’otturazione canalare viene eseguita utilizzando coni di guttaperca associati a cementi sigillanti endodontici.
Completata l’otturazione canalare, viene eseguita una radiografia endorale di controllo per verificare che i canali siano stati otturati fino alla corretta lunghezza, senza eccessi o difetti di riempimento.
Infine si procede alla ricostruzione della corona con materiali compositi o, nei casi più complessi, con intarsi o corone protesiche che ripristinano l’anatomia, l’estetica e la funzionalità del dente.
Le fasi della devitalizzazione passo dopo passo
Per comprendere appieno il percorso terapeutico, è utile analizzare e riepilogare dettagliatamente le singole fasi operative che caratterizzano una devitalizzazione moderna eseguita secondo i protocolli più aggiornati.
Fase 1: Diagnosi e pianificazione del trattamento.
Prima di iniziare, l’odontoiatra esegue un’accurata valutazione clinica del dente sintomatico, testando la vitalità pulpare mediante test termici (freddo) ed elettrici, valutando la risposta alla percussione e alla palpazione, esaminando radiograficamente il dente e i tessuti periapicali per identificare eventuali lesioni ossee, valutare l’anatomia canalare e pianificare l’approccio terapeutico.
Fase 2: Anestesia locale e isolamento con diga
Si procede all’anestesia locale infiltrativa o tronculare a seconda del dente da trattare. Una volta ottenuta l’anestesia profonda, si posiziona la diga di gomma che isola completamente il dente dal resto della cavità orale, creando un campo operatorio sterile, asciutto e sicuro.
Fase 3: Accesso alla camera pulpare
Con frese sterili si prepara una cavità d’accesso fino a raggiungere la camera pulpare, rimuovendo eventuale tessuto carioso e tutte le otturazioni preesistenti che potrebbero nascondere carie secondarie.
Fase 4: Scoperchiatura della camera pulpare
Si rimuove completamente il tetto della camera pulpare per ottenere una visualizzazione diretta degli orifizi dei canali radicolari. Questa fase richiede precisione per evitare di perforare il pavimento camerale o di lasciare residui di tessuto pulpare in recessioni anatomiche.
Fase 5: Esplorazione e reperimento dei canali
Utilizzando sonde endodontiche e lime manuali di piccolo calibro, si esplorano e si localizzano tutti gli orifizi dei canali radicolari
Fase 6: Determinazione della lunghezza di lavoro
Si inserisce una lima nel canale collegata al localizzatore elettronico apicale che determina la distanza tra il punto di riferimento coronale e l’apice radicolare, stabilendo la profondità corretta di strumentazione e otturazione.
Fase 7: Strumentazione meccanica dei canali
Con strumenti manuali o rotanti in nichel-titanio si procede alla sagomatura dei canali, allargandoli progressivamente dalla porzione coronale verso quella apicale.
Fase 8: Irrigazione e disinfezione chimica
Tra ogni strumento viene effettuata abbondante irrigazione con ipoclorito di sodio che dissolve i residui pulpari, lubrifica il canale, ha azione antibatterica.
Fase 9: Asciugatura dei canali
Completata la detersione, i canali vengono asciugati con coni di carta sterili fino a quando questi non fuoriescono perfettamente asciutti, segno che i canali sono pronti per l’otturazione.
Fase 10: Otturazione tridimensionale dei canali
I canali vengono riempiti con coni di guttaperca e cemento sigillante utilizzando tecniche di condensazione che garantiscono il riempimento completo anche delle irregolarità anatomiche.
Fase 11: Controllo radiografico
Si esegue una radiografia endorale per verificare la qualità dell’otturazione canalare, controllando che sia stata raggiunta la corretta lunghezza e che non vi siano vuoti o eccessi di materiale.
Fase 12: Ricostruzione coronale definitiva
Si ricostruisce la porzione coronale del dente con materiali compositi estetici o, se la distruzione coronale è estesa, con restauri indiretti come intarsi o corone protesiche.

La devitalizzazione fa male? Sfatiamo i falsi miti
La domanda più frequente che i pazienti rivolgono quando viene proposta una devitalizzazione riguarda proprio il dolore durante e dopo il trattamento. È fondamentale chiarire definitivamente questo aspetto sfatando credenze obsolete che appartengono a un’epoca in cui l’odontoiatria disponeva di strumenti e tecniche molto più rudimentali.
Durante il trattamento: la devitalizzazione è completamente indolore.
Grazie agli anestetici locali di ultima generazione, quando correttamente somministrati, la devitalizzazione è una procedura totalmente indolore. Gli anestetici moderni come l’articaina garantiscono un’anestesia profonda, rapida (inizio d’azione in 2-3 minuti) e prolungata (durata 1-3 ore) sufficiente a completare anche trattamenti complessi su molari con canali difficili.
Nei casi di pulpite acuta severa, dove la polpa è intensamente infiammata, può verificarsi una parziale resistenza all’anestesia locale (fenomeno dell’acidosi tissutale locale che riduce l’efficacia degli anestetici). In queste situazioni l’odontoiatra esperto ricorre a tecniche anestesiologiche supplementari come l’anestesia intrapulpare o intraligamentosa che garantiscono comunque l’assenza di dolore.
Per i pazienti particolarmente ansiosi o con bassa soglia del dolore, presso lo Studio Resta di Gioia del Colle utilizziamo routinariamente gel o spray anestetici topici che, applicati sulla mucosa prima dell’iniezione, eliminano anche la sensazione della puntura dell’ago, rendendo l’esperienza ancora più confortevole.
Dopo il trattamento: sintomatologia postoperatoria gestibile
Nelle 24-72 ore successive alla devitalizzazione, una percentuale variabile di pazienti (20-40%) può sperimentare una lieve sintomatologia dolorosa residua, generalmente di intensità lieve-moderata, perfettamente controllabile con comuni analgesici da banco come ibuprofene o paracetamolo.
Questo disagio postoperatorio, quando presente, è dovuto all’infiammazione reattiva dei tessuti periapicali stimolata dalle manovre di strumentazione e irrigazione che, pur essendo state eseguite all’interno del canale, propagano inevitabilmente stimoli meccanici e chimici attraverso il forame apicale verso l’osso e il legamento parodontale circostanti. Si tratta di una reazione fisiologica transitoria che si risolve spontaneamente nell’arco di poche ore. È importante sottolineare che il dolore postoperatorio da devitalizzazione è incomparabilmente inferiore al dolore lancinante della pulpite acuta che ha portato il paziente dal dentista. La devitalizzazione elimina definitivamente quel dolore insopportabile, sostituendolo al massimo con un fastidio transitorio facilmente gestibile.
Devitalizzazione in una sola seduta
Uno degli aspetti che distingue l’odontoiatria moderna da quella del passato è la possibilità di completare la devitalizzazione in un’unica seduta, approccio che presso lo Studio Resta di Gioia del Colle rappresenta il protocollo standard applicato nel 90% dei casi.
Vantaggi della devitalizzazione monovisita
La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha dimostrato inequivocabilmente che la devitalizzazione completata in una sola seduta presenta tassi di successo uguali o superiori rispetto al trattamento eseguito in multiple visite con medicazioni intermedie. Questa evidenza ha completamente ribaltato il paradigma terapeutico: ciò che in passato veniva considerato uno standard (multiple visite con idrossido di calcio come medicazione intermedia) è oggi riconosciuto come non necessario nella maggioranza delle situazioni cliniche.
I vantaggi per il paziente sono molteplici e significativi. Innanzitutto il risparmio di tempo: una sola seduta di 60-90 minuti sostituisce 3-4 appuntamenti diluiti in settimane, con evidenti benefici per chi lavora o ha impegni familiari. Il comfort psicologico di risolvere definitivamente il problema in una sola volta, senza l’ansia di dover tornare, è un aspetto non trascurabile.
Dal punto di vista clinico, la sigillatura immediata e definitiva del sistema canalare riduce il rischio di contaminazione tra una seduta e l’altra, evenienza che può verificarsi con le medicazioni provvisorie che, per quanto accurate, possono microfiltare o distaccarsi parzialmente, permettendo l’ingresso di batteri salivari nel canale appena deterso.
Inoltre si elimina il rischio di fratture coronali che può verificarsi nei denti fortemente indeboliti da ampie cavità cariose durante il periodo tra le sedute, quando il dente è chiuso con materiali provvisori meno resistenti. Non sono rari i casi di denti che si fratturano tra una seduta e l’altra di devitalizzazione, compromettendo talvolta la possibilità stessa di completare il trattamento e rendendo necessaria l’estrazione.
Quando sono necessarie multiple sedute
Esistono tuttavia situazioni cliniche specifiche in cui è preferibile o necessario dilazionare il trattamento in più sedute.
Il nostro protocollo monovisita
Presso il nostro studio di Gioia del Colle, quando le condizioni cliniche lo permettono, preferiamo sempre completare la devitalizzazione in una sola seduta di circa 60-90 minuti, a seconda della complessità anatomica del dente. Questo approccio è reso possibile dall’utilizzo di strumentazione moderna (strumenti rotanti in nichel-titanio e localizzatori apicali elettronici), protocolli di detersione ottimizzati e dall’esperienza clinica consolidata del nostro team.
Al termine della seduta il paziente lascia lo studio con il dente completamente devitalizzato e ricostruito, senza necessità di ulteriori appuntamenti per quella problematica specifica, se non il controllo radiografico a distanza per verificare la guarigione delle eventuali lesioni periapicali.
L’importanza della diga di gomma
La diga di gomma (rubber dam) rappresenta il singolo presidio più importante per garantire il successo della devitalizzazione e dovrebbe essere utilizzata in modo assolutamente routinario in ogni trattamento endodontico. Nonostante questo, molti studi dentistici, per vari motivi legati principalmente a tempi di applicazione e mancanza di abitudine, continuano a non utilizzarla sistematicamente, compromettendo la qualità e la prognosi dei trattamenti eseguiti.
Cos’è la diga di gomma
Si tratta di un sottile foglio di lattice (o in materiale ipoallergenico per i pazienti allergici al lattice) di forma quadrata di circa 15×15 cm, disponibile in vari colori e spessori, nel quale vengono praticati uno o più fori attraverso cui vengono fatti passare i denti da trattare. Il foglio viene mantenuto teso davanti al viso del paziente grazie a un archetto metallico, mentre un piccolo gancetto in acciaio si ancora al dente creando un sigillo periferico. Il risultato è un isolamento completo del dente da trattare dal resto della cavità orale.
Vantaggi dell’isolamento con diga
L’utilizzo della diga di gomma garantisce molteplici vantaggi fondamentali che impattano direttamente sul successo del trattamento:
Prevenzione della contaminazione salivare:
La saliva contiene milioni di batteri per millilitro. Se durante la devitalizzazione anche minime quantità di saliva entrano in contatto con i canali appena detersi e disinfettati, questi vengono immediatamente ricontaminati, vanificando tutti gli sforzi di detersione. La diga crea una barriera impermeabile che impedisce completamente questo rischio, mantenendo il campo operatorio sterile.
Utilizzo sicuro degli irriganti: L’ipoclorito di sodio alle concentrazioni utilizzate in endodonzia, indispensabile per la detersione e disinfezione dei canali, è tossico per le mucose orali e se ingerito può causare gastriti. La diga permette di utilizzare queste soluzioni disinfettanti senza alcun rischio di contatto con labbra, guance, lingua o faringe, e senza rischio di ingestione accidentale.
Prevenzione dell’inalazione/ingestione di strumenti:
Gli strumenti endodontici (lime, frese, punte ultrasoniche) sono molto piccoli e possono accidentalmente sfuggire di mano all’operatore cadendo in bocca. Con la diga applicata questo rischio è completamente azzerato. Si evitano così situazioni potenzialmente drammatiche di inalazione bronchiale o ingestione che richiederebbero esami radiologici, endoscopie o addirittura interventi chirurgici di recupero.
Protezione dei tessuti molli:
Durante l’uso di strumenti rotanti ad alta velocità, la diga protegge labbra, guance, lingua e mucose da traumatismi accidentali che potrebbero causare ferite anche serie.
Miglior comfort per pazienti con riflesso faringeo sensibile (conati di vomito):
Molti pazienti hanno difficoltà a tollerare l’aspirasaliva, gli specchietti e gli altri strumenti in bocca a causa di un riflesso del vomito particolarmente sviluppato. La diga, isolando il campo operatorio, permette all’odontoiatra di lavorare nella zona anteriore della bocca senza dover continuamente introdurre e rimuovere strumenti nella parte posteriore, migliorando drasticamente il comfort di questi pazienti.
Miglior visibilità e ergonomia operativa:
Il campo operatorio isolato, asciutto e pulito migliora la visibilità per l’operatore che può concentrarsi sul dente senza distrazioni, migliorando la qualità e la precisione del lavoro.
Il nostro protocollo
Presso lo Studio Resta di Gioia del Colle, l’utilizzo della diga di gomma è protocollo standard non derogabile in tutti i trattamenti endodontici, sia devitalizzazioni che ritrattamenti. Consideriamo questo presidio talmente fondamentale da rifiutarci di eseguire devitalizzazioni senza isolamento, poiché riteniamo che non sia possibile garantire gli standard qualitativi adeguati e i tassi di successo elevati che ci prefiggiamo senza questo strumento.
Ritrattamento endodontico: quando serve
Non tutti i trattamenti endodontici hanno successo a lungo termine. Una percentuale variabile tra il 5 e il 15% dei denti devitalizzati può sviluppare nel tempo complicanze che richiedono un ritrattamento endodontico, tecnicamente più complesso e impegnativo rispetto a una devitalizzazione primaria.
Cause di fallimento endodontico
Il fallimento di una devitalizzazione può dipendere da molteplici fattori, spesso interconnessi. Una detersione incompleta a causa del mancato uso della diga di gomma dei canali durante il trattamento iniziale, con persistenza di batteri in zone non raggiunte dalla strumentazione (canali accessori non trattati, istmi tra canali, ramificazioni apicali complesse), può causare un’infezione persistente o recidivante.
Un’otturazione canalare inadeguata che non sigilla ermeticamente il sistema canalare permette la percolazione di fluidi tissutali che trasportano batteri verso l’apice, perpetuando l’infezione. La perdita del sigillo coronale nel tempo rappresenta una causa frequente di fallimento. Se l’otturazione o la ricostruzione coronale si deteriorano, staccano o si fratturano, il dente precedentemente devitalizzato diventa accessibile ai batteri salivari che penetrano dall’alto, ricontaminano i canali e causano la formazione di lesioni periapicali. Questo può verificarsi anche anni dopo una devitalizzazione tecnicamente perfetta.
La presenza di canali non rilevati durante il trattamento iniziale, situazione non rara nei molari con anatomie complesse e varianti anatomiche, lascia tessuto pulpare o batterico residuo che perpetua l’infezione.
Diagnosi del fallimento endodontico
Spesso il fallimento di una devitalizzazione è asintomatico e viene scoperto casualmente durante radiografie eseguite per altri motivi, rilevando la presenza di una lesione periapicale radiotrasparente (granuloma o cisti) associata alla radice del dente trattato.
In altri casi si manifesta con sintomatologia clinica: dolore spontaneo o alla masticazione, gonfiore gengivale, comparsa di una fistola (bollicina che drena pus), ascesso acuto con tumefazione del viso, sensibilità alla percussione del dente. Questi sintomi indicano che l’infezione canalare persiste o si è riattivata nonostante il trattamento precedente.
Il ritrattamento come opzione conservativa
Il ritrattamento endodontico consiste nel rimuovere completamente il materiale da otturazione precedentemente inserito nei canali (guttaperca e cemento sigillante), nell’eliminare eventuali perni endocanalari se presenti, nel rinegoziare i canali cercando anche eventuali canali aggiuntivi non trattati la prima volta, nel detergere e disinfettare nuovamente tutto il sistema canalare e infine nell’otturarlo di nuovo in modo corretto e tridimensionale.
Si tratta di una procedura tecnicamente più complessa rispetto a una devitalizzazione primaria, che richiede tempi più lunghi, strumentazione specifica per la rimozione della guttaperca (solventi, strumenti ultrasonici, strumenti rotanti dedicati) e maggiore esperienza dell’operatore.
I tassi di successo del ritrattamento endodontico, quando eseguito correttamente sono comunque elevati nell’ordine dell’80-85% Il ritrattamento rappresenta quindi un’opportunità concreta di salvare il dente evitando l’estrazione.
Presso lo Studio Resta di Gioia del Colle eseguiamo ritrattamenti endodontici complessi utilizzando tecnologie avanzate c garantendo i massimi tassi di successo possibili anche in situazioni anatomiche complicate.
Granuloma e cisti dentale: diagnosi e cura
I termini granuloma e cisti dentale indicano lesioni infiammatorie croniche che si sviluppano a livello dell’apice radicolare di denti con necrosi pulpare o devitalizzati in modo inadeguato.
Il granuloma dentale
Il granuloma è una lesione infiammatoria cronica costituita da tessuto di granulazione ricco di cellule infiammatorie (linfociti, plasmacellule, macrofagi), capillari neoformati e fibroblasti, che si organizza come risposta difensiva dell’organismo contro i batteri e le tossine che fuoriescono dall’apice radicolare di un dente infetto.
Radiograficamente il granuloma appare come un’area radiotrasparente (più scura) di forma rotondeggiante od ovale, localizzata all’apice della radice, con dimensioni variabili da pochi millimetri a 1-2 centimetri. Clinicamente è nella maggior parte dei casi asintomatico, scoperto incidentalmente durante esami radiografici di routine.
In queste radiografie si può vedere la lesione all’apice della radice (granuloma) di un secondo premolare superiore dovuta ad una devitalizzazione incongrua che poi guarisce lentamente grazie ad una corretta terapia endodontica.
In alcuni casi il granuloma comunica con la cavità orale attraverso un tragitto fistoloso che drena il materiale purulento verso l’esterno, manifestandosi come una piccola tumefazione gengivale (bollicina) da cui fuoriesce saltuariamente pus. La presenza della fistola, pur essendo esteticamente sgradita, ha il vantaggio di drenare costantemente l’infezione impedendo l’accumulo di pus e quindi la formazione di ascessi acuti con gonfiore.
La cisti dentale
La cisti è una lesione più evoluta caratterizzata dalla presenza di una cavità patologica rivestita internamente da epitelio e contenente materiale fluido o semisolido. Si ritiene che le cisti si sviluppino spesso da granulomi preesistenti per proliferazione delle cellule epiteliali presenti nei residui embrionali del legamento parodontale (resti di Malassez) stimolate dall’infiammazione cronica.
Radiograficamente è molto difficile distinguere un granuloma da una cisti, poiché entrambi appaiono come aree radiotrasparenti periapicali. In genere le cisti tendono ad avere dimensioni maggiori (>1,5-2 cm) e margini più netti e definiti, ma la diagnosi differenziale certa può essere fatta solo mediante esame istologico del tessuto asportato chirurgicamente.
Anche le cisti sono generalmente asintomatiche nelle fasi iniziali, ma quando raggiungono dimensioni considerevoli possono causare tumefazione ossea palpabile, spostamento o mobilità dei denti adiacenti e, se si infettano acutamente, dolore e gonfiore.
Trattamento dei granulomi e delle cisti:
La terapia di prima scelta per granulomi e cisti di origine endodontica è rappresentata dal trattamento endodontico (devitalizzazione se il dente è ancora vitale, ritrattamento se già devitalizzato in passato). La rimozione della causa dell’infezione (batteri nei canali radicolari) e la sigillatura ermetica del sistema canalare eliminano la sorgente della stimolazione infiammatoria, permettendo all’organismo di riparare spontaneamente il danno osseo.
Nella maggior parte dei casi, dopo una corretta terapia endodontica, i granulomi e le cisti di dimensioni contenute guariscono completamente nell’arco di 6-12 mesi, con la neoformazione di tessuto osseo che progressivamente riempie l’area precedentemente occupata dalla lesione. Questo processo di guarigione viene monitorato mediante controlli radiografici che documentano la progressiva riduzione dell’area radiotrasparente.
È importante sottolineare che la guarigione radiografica non è immediata.
In queste altre radiografie si può vedere come una cisti (area di colore più scuro cerchiata in rosso), con una ritrattamento endodontico (ri-devitalizzazione) fatto bene utilizzando l’isolamento con la diga di gomma, regredisce fino a sparire del tutto e favorire quindi la riformazione di osso naturale (area cerchiata in verde).
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente per esempio in caso di cisti di dimensioni molto grandi che non mostrano segni di guarigione dopo 12-18 mesi da un corretto trattamento endodontico, possono richiedere un approccio chirurgico complementare (apicectomia) o, nei casi più estremi e rari, l’estrazione del dente responsabile della lesione.
Qui sotto potete vedere una serie di ri-devitalizzazioni (ritrattamenti endodontici) eseguiti a regola d’arte nel nostro studio.

Apicectomia: l’alternativa all’estrazione

Quando il ritrattamento endodontico ortogrado (cioè attraverso la corona del dente) non è possibile, non ha avuto successo o non è consigliabile per motivi anatomici o protesici, si può ricorrere all’apicectomia, tecnicamente definita chirurgia endodontica retrograda.
In cosa consiste l’apicectomia
L’apicectomia è un intervento chirurgico eseguito in anestesia locale che prevede l’accesso diretto all’apice della radice attraverso una via chirurgica esterna, dal versante osseo vestibolare. Si incide e si scolla la gengiva esponendo l’osso sottostante, si esegue una piccola finestra ossea per raggiungere l’apice radicolare infetto e lo si taglia. In questo modo viene asportata la lesione (granuloma o cisti) ad essa aderente. Dopo aver eliminato la lesione si esegue una retro-otturazione del canale dall’apice utilizzando materiali biocompatibili specifici, si riposiziona il lembo e si sutura.
Dopo 7-10 giorni si rimuovono le suture e inizia il processo di guarigione ossea che viene monitorato radiograficamente nei mesi successivi.
Indicazioni all’apicectomia
L’apicectomia trova indicazione in situazioni specifiche: presenza di lesioni periapicali persistenti dopo corretto ritrattamento endodontico, impossibilità di eseguire il ritrattamento per via ortograda a causa di perni cementati e non removibili o corone protesiche che non si vogliono distruggere.
I tassi di successo dell’apicectomie L’apicectomia moderna, eseguita con tecniche microchirurgiche e materiali da retro-otturazione biocompatibili, sono nell’ordine dell’85-90%, risultati paragonabili a quelli del ritrattamento ortogrado.
Presso lo Studio Resta di Gioia del Colle valutiamo attentamente ogni situazione clinica per stabilire l’approccio terapeutico più appropriato, considerando sempre prima le opzioni conservative (ritrattamento) e ricorrendo alla chirurgia endodontica solo quando realmente indicata e vantaggiosa per il paziente.
Mal di denti fortissimo cosa fare?
Purtroppo solo il dentista può far passare il mal di denti derivante da pulpite acuta; in alcuni casi se non si può raggiungere immediatamente uno studio dentistico può risultare utile adottare questi piccoli rimedi per calmare il dolore:
- Raffreddare la zona dolente con un po’di ghiaccio;
- Non sdraiarsi per riposare, ma cercare di dormire in posizione seduta o sollevando il capo con due o tre cuscini; in questo modo si riduce l’afflusso di sangue alla testa e quindi l’aumento della pressione arteriosa all’interno del dente che è causa del dolore
- Andare a dormire il più tardi possibile per evitare la posizione supina;
- Utilizzare l’antidolorifico denti anche più volte al giorno se non ci sono controindicazioni di carattere generale.
Cosa aspettarsi dopo la devitalizzazione:
Comprendere cosa è normale sperimentare nei giorni successivi alla devitalizzazione aiuta il paziente a gestire l’aspettativa e a riconoscere eventuali situazioni che richiedono attenzione.
Sintomatologia normale nelle prime 24-72 ore
Come già accennato, una percentuale di pazienti sperimenta un lieve fastidio o dolore moderato nelle 24-72 ore successive al trattamento, perfettamente normale e gestibile con analgesici comuni.
Può verificarsi una sensazione di dente allungato o alto, come se sporgesse rispetto agli altri, particolarmente evidente chiudendo i denti. Questo è dovuto all’edema del legamento parodontale che circonda la radice, infiammato dalle manovre endodontiche. Si risolve spontaneamente in 2-4 giorni. Eventualmente il dentista può rimuovere il precontatto e accelerare le regressione della sintomatologia.
La sensibilità alla percussione verticale del dente (come quando si chiudono i denti) o alla pressione laterale è anch’essa normale e transitoria.
In una minoranza di casi (5-10%) può manifestarsi un lieve gonfiore gengivale o del viso adiacente al dente trattato. Se il gonfiore è limitato, non aumenta progressivamente e non si associa a febbre, può essere trattato conservativamente con analgesici antinfiammatori e impacchi freddi esterni. Se invece progredisce rapidamente è necessario contattare lo studio per valutare l’opportunità di una terapia antibiotica.
Follow-up a lungo termine
Dopo la devitalizzazione è fondamentale eseguire controlli radiografici periodici a 6, 12 e 24 mesi per monitorare la guarigione di eventuali lesioni periapicali e verificare l’integrità della ricostruzione coronale. Questi controlli permettono di intercettare precocemente eventuali problemi e intervenire tempestivamente.
Ricostruzione del dente devitalizzato e perni
Un dente devitalizzato ha perso la sua vascolarizzazione e innervazione pulpare, diventando più fragile e soggetto a fratture rispetto a un dente vitale. Per questo motivo la ricostruzione post-endodontica riveste un’importanza cruciale per la prognosi a lungo termine del dente.
Perché i denti devitalizzati sono più fragili
La perdita della vitalità pulpare comporta modifiche strutturali del tessuto dentale: la dentina perde gradualmente elasticità e capacità di dissipare le forze masticatorie, diventando più rigida e quindi più soggetta a microfratture e fratture verticali catastrofiche. Inoltre, la preparazione della cavità d’accesso endodontico e la rimozione del tessuto carioso preesistente riducono la quantità di struttura dentale residua, indebolendo ulteriormente il dente.
Opzioni ricostruttive: quando serve il perno
La scelta della tecnica ricostruttiva dipende dalla quantità di tessuto dentale residuo.
Se la distruzione coronale è limitata e sono presenti pareti dentali integre sufficientemente spesse (almeno 2mm di dentina residua), il dente può essere ricostruito direttamente con materiali compositi senza necessità di perni di rinforzo. I compositi moderni, applicati con tecniche adesive, garantiscono resistenza meccanica adeguata e estetica eccellente.
Quando la distruzione coronale è estesa, con perdita di una o più pareti dentali, è necessario utilizzare un perno endocanalare per rinforzare la ricostruzione. Il perno viene cementato all’interno del canale radicolare precedentemente devitalizzato, estendendosi dalla porzione coronale fino a circa 2/3 della lunghezza della radice, creando un ancoraggio che distribuisce le forze masticatorie lungo la radice e impedisce la frattura della ricostruzione.
Tipologie di perni endocanalari
Esistono due categorie principali di perni: i perni in fibra di vetro e i perni metallici (oro, leghe preziose, acciaio).
I perni in fibra rappresentano oggi la prima scelta nella maggior parte delle situazioni cliniche. Sono costituiti da fibre di vetro o quarzo immerse in una matrice resinosa, presentano modulo elastico simile a quello della dentina (permettendo una distribuzione più fisiologica degli stress), sono estetici (fondamentale nei settori anteriori dove potrebbero trasparire attraverso il tessuto dentale), si legano chimicamente al composito di ricostruzione creando un unico blocco monolitico, e in caso di necessità di ritrattamento possono essere rimossi più facilmente rispetto ai perni metallici.
I perni metallici, pur avendo ottima resistenza meccanica, presentano modulo elastico molto superiore alla dentina, con conseguente concentrazione degli stress a livello della radice che può favorire fratture radicolari verticali catastrofiche e irrecuperabili. Inoltre sono esteticamente problematici nei settori anteriori. Il loro utilizzo è oggi limitato a situazioni specifiche.
Il dente devitalizzato ricostruito con perno può essere usato anche come pilastro per la realizzazione di una capsula (capsula dente devitalizzato).
Quando è necessaria una corona protesica?
Nei denti posteriori (molari e premolari) con ampie ricostruzioni che coinvolgono le cuspidi, o nei denti anteriori fortemente compromessi, dopo la devitalizzazione è indicata la corona protesica (capsula) che avvolge completamente il dente residuo proteggendolo dalle fratture e ripristinando completamente forma, funzione ed estetica.
La decisione se eseguire una semplice ricostruzione diretta, una ricostruzione con perno, un intarsio o una corona protesica viene presa dall’odontoiatra in base alla quantità di tessuto residuo, alla posizione del dente, alle forze masticatorie a cui è sottoposto, dopo un’attenta valutazione clinica individuale.
Differenza fra peno nel dente e perno nell’osso
Il perno su impianto è una vite che collega una capsula ad un impianto dentale in titanio precedentemente inserito nell’osso.

Il perno moncone è un perno in fibra di vetro o in metallo che viene inserito all’interno di un dente naturale dopo che è stato devitalizzato.
Costo della devitalizzazione presso lo Studio Resta
La trasparenza tariffaria è un valore fondamentale per il nostro studio, e riteniamo importante fornire ai pazienti informazioni chiare sui costi dei trattamenti prima di iniziare le terapie.
Il costo della devitalizzazione varia in funzione di diversi fattori: il tipo di dente (elementi dentari diversi presentano complessità anatomiche differenti), il numero di canali radicolari da trattare (da 1 a 4), se si tratta di una prima devitalizzazione o di un ritrattamento endodontico (più complesso e laborioso), la presenza di complicanze anatomiche (canali calcificati, curvature severe, anatomie atipiche).
FAQ – Domande Frequenti sulle Devitalizzazioni
Falso. Sono solo denti privi del “nervo”, ma fanno sempre parte del nostro corpo con cui, attraverso il legamento parodontale, si rapportano e ricevono nutrimento.
I denti devitalizzati non correttamente tendono a cambiare colore e diventare più scuri. Se invece la devitalizzazione viene effettuata correttamente e con tecniche moderne (diga di gomma, etc…) questo pericolo non sussiste.
E’ possibile, tramite delle tecniche rapide ed indolori, sbiancare i denti devitalizzati che con il tempo hanno cambiato colore.
Vero. I denti devitalizzati possono cariarsi, ma al contrario dei denti vitali non danno alcuna sintomatologia dolorosa per cui per evitare di perderli per una carie estesa è necessario controllarli periodicamente. Aver curato un dente non significa poterlo trascurare per il resto della vita.
Falso. I denti curati e ricostruiti a regola d’arte con l’utilizzo della diga di gomma e, quando servono, con dei perni “reggono” quanto i denti naturali. Solo quelli non ancora terminati o afflitti da carie se sollecitati oltre misura si rompono.
Il fastidio postoperatorio, quando presente, dura generalmente 24-72 ore ed è facilmente controllabile con analgesici comuni come ibuprofene o paracetamolo. Solo il 20-40% dei pazienti sperimenta una lieve sintomatologia dolorosa residua dopo la devitalizzazione, di intensità lieve-moderata. Questo disagio è dovuto all'infiammazione reattiva dei tessuti che circondano l'apice della radice ed è una risposta fisiologica transitoria che si risolve spontaneamente entro 2-4 giorni. È importante sottolineare che il dolore postoperatorio è incomparabilmente inferiore al dolore lancinante della pulpite acuta che ha reso necessaria la devitalizzazione.
Nella maggior parte dei casi (90%) la devitalizzazione può essere completata in una sola seduta di 60-90 minuti. Presso lo Studio Resta di Gioia del Colle questo rappresenta il protocollo standard applicato routinariamente. I vantaggi per il paziente sono molteplici: risparmio di tempo, comfort psicologico di risolvere definitivamente il problema, riduzione del rischio di contaminazione tra sedute ed eliminazione del rischio di fratture coronali durante il periodo intermedio. Esistono tuttavia situazioni specifiche che richiedono due sedute: canali con infezioni acute severe, ascessi periapicali estesi, ritrattamenti endodontici complessi con lesioni periapicali importanti, o anatomie particolarmente complesse che richiedono tempi operativi molto lunghi.
Sì. I denti da latte vanno devitalizzati come i denti permanenti in quanto poiché hanno vasi e nervi al loro interno possono procurare lo stesso dolore che provano gli adulti. Contrariamente a una credenza diffusa secondo cui "tanto cadono", i denti da latte svolgono funzioni fondamentali: masticazione efficace necessaria per la corretta nutrizione e sviluppo del bambino, mantenimento dello spazio per i denti permanenti sottostanti (la perdita precoce causa spostamenti ortodontici), sviluppo corretto del linguaggio e fonetica, estetica importante per l'autostima del bambino. Una carie profonda non trattata in un dente da latte può causare ascessi dolorosi, infezioni che si propagano al germe del dente permanente sottostante danneggiandolo prima ancora che erompa, perdita prematura con conseguenti problemi ortodontici futuri. I denti da latte vanno devitalizzati con le stesse metodiche utilizzate per gli adulti solo che i canali non potranno essere chiusi con la guttaperca ma con dei materiali specifici che si riassorbono nel tempo insieme alle radici dei denti da latte. Se il dente è molto mobile e prossimo alla permuta si può anche evitare la devitalizzazione e pensare di rimuoverlo.
Un dente devitalizzato correttamente, con adeguata ricostruzione coronale e mantenimento di buona igiene orale, può durare tutta la vita esattamente come un dente vitale. I tassi di successo a lungo termine delle devitalizzazioni eseguite secondo i moderni protocolli superano il 90%. La longevità del dente devitalizzato dipende da diversi fattori: la qualità del trattamento endodontico (completa detersione, disinfezione e otturazione tridimensionale ermetica dei canali); la qualità della ricostruzione coronale che deve sigillare perfettamente il dente impedendo la ricontaminazione batterica dall'alto; la quantità di tessuto dentale residuo (maggiore è la distruzione, maggiore il rischio di fratture); l'uso di corone protesiche quando indicate per proteggere il dente dalle fratture; l'igiene orale domiciliare e i controlli professionali periodici. Con le dovute attenzioni, un dente devitalizzato può funzionare perfettamente per decenni, evitando l'estrazione e la necessità di costose riabilitazioni implanto-protesiche.
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Studio Dentistico Resta | Implantologia anche senza osso 41 recensioni su GooglePubblicato su vittoria palmisano Sono sempre stata un po' ansiosa all'idea di andare dal dentista,ma la mia recente esperienza di pulizia dentale presso il dott.Resta è stata sorprendentemente piacevole e confortante. Fin dal momento in cui sono entrata nello studio,sono stata accolta da un'atmosfera rilassante e da uno staff cordiale e professionale.Il dottore è stato particolarmente gentile e paziente, spiegandomi nel dettaglio la procedura e rispondendo a tutte le mie domande. La pulizia è stata accurata e delicata, e ho apprezzato molto l'attenzione che è stata dedicata non solo alla rimozione del tartaro e della placca, ma anche alla salute delle mie gengive. Mi hanno dato anche utili consigli su come mantenere una corretta igiene orale a casa. Dopo la pulizia, i miei denti sembravano più bianchi e luminosi, e la mia bocca aveva una piacevole sensazione di freschezza. Ma al di là dell'aspetto estetico, sono uscita dallo studio con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante per la mia salute orale. Lo consiglio vivamente a chiunque cerchi un'esperienza di pulizia dentale professionale e accurata.Personalmente, tornerò sicuramente per i miei controlli di routine.Pubblicato su bea mastrangelo Un plauso a tutto lo staff... Dal dottor Resta a Maria e Mary... Molto professionali e simpatici.. Rivolgetevi a loro con fiducia... Troveranno la soluzione giusta per restituire il sorriso qualunque sia la situazione inizialePubblicato su Vanni Donvito Rasserena e rassicura stabilizzandoti nel sorriso!Pubblicato su Tiziana Carmen Tamburrino Ottima esperienza, consiglio questo studio. Mi sono affidata a mani esperte con ottimi risultati per la cura della paradontite e atri piccoli interventi.Pubblicato su Antonia Romano Un professionista serio e scrupoloso come pochi a capo di uno staff eccezionale.Ha risolto un problema che mi portavo dietro da anni e che nessuno si era mai curato di risolvere.Vale davvero la pena usufruire di una sua consulenza e la cosa più rassicurante e’ che, anche dopo, c’è un’assistenza unica.Grazie di cuore allo studio dentistico Resta….sorridere e’ bellissimo!Pubblicato su Giuseppe Calderoni tutto fertetto ,proffesionalita gentilezza il topPubblicato su Titti Carriero Ho appena fatto una protesi dentale fissa con i miei denti fatti a perno..nn ci dormo più la notte.mi hanno combinata male. Voglio sapere se lei è in grado di togliere dalla mia bocca. X favore mi aiuti. Grazie. Sono di Grottaglie ta. Può rispondere quando è libero.Pubblicato su Aysha Aysha Studio dentistico che io consiglio,il dottore è serio e professionale,gentili e accoglienti tutti.Ritorno volentieriPubblicato su Pina Competenza e professionalità per chi dovesse avere problemi seri in bocca ma anche per chi volesse un sorriso bellissimo solo per estetica. Non da poco i collaboratori accoglienti e professionali. Consiglio sicuramente!Pubblicato su Angela Oliv Svolge la sua professione in modo serio ed efficace. Educazione e rispetto sono le caratteristiche che fanno da capolinea.

